Testimonianze della Resistenza toscana (1943-1945)

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“È la passione civile la cifra della scrittura di Orlando Baroncelli”, scrive Severino Saccardi nella presentazione a queste “Testimonianze della Resistenza toscana”, pubblicate nel 70° anniversario della liberazione di Firenze.

E non si può che essere d’accordo con lui dopo aver letto il libro. È un atto di passione e di impegno civile in primo luogo fissare queste storie per iscritto prima che l’inevitabile scomparsa dei testimoni diretti le consegni all’oblio. È un atto di passione civile tanto più perché quando si parla di Resistenza, e quindi di nazi-fascismo, la memoria sociale è paragonabile alla memoria del sistema immunitario, che conserva traccia degli agenti patogeni incontrati in passato per evitare il ripetersi delle stesse infezioni in futuro; è un atto di passione civile perché, non dimentichiamolo, la nostra democrazia affonda le radici in quelle esperienze, ed è dai valori dell’antifascismo che nasce la nostra carta costituzionale che, con le parole del partigiano Carlo Rossi “è una cosa unica, da amare e da rispettare, perché in essa si trova una serie di strumenti per affrontare tutti i problemi”, anche se “non è stata e non è ancora completamente attuata”; lo è, infine, perché non c’è identità senza memoria del proprio passato, e questo andrebbe ricordato a personaggi che fanno dell’argomento identitario uno dei cardini del proprio discorso politico e poi esprimono posizioni quantomeno ambigue quando si parla di antifascismo.

Di memoria si parla qui, appunto. Una memoria che non è passiva rievocazione, ma attiva ricostruzione del ricordo e sua riattualizzazione, in questo caso attraverso il metodo dialogico dell’intervista. Sei storie raccontate in prima persona dai loro protagonisti, che ci offrono altrettanti spaccati di quello che è stata la Resistenza in Toscana.

Molti sono i punti di interesse, e gli aspetti poco conosciuti su cui il libro contribuisce a fare luce. Mi limito a citarne due: l’odissea dei militari italiani internati nei lager nazisti per aver rifiutato di collaborare militarmente con la Repubblica Sociale Italiana dopo l’8 settembre, come emerge nella testimonianza di Crescenzo Guerrini; e la “ben precisa strategia”, “militare ma anche politica” che il partigiano Carlo Rossi individua nell’azione degli americani, “a Livorno e in molte città italiane”, consistente nel “far scontrare truppe tedesche e partigiani”, “in previsione di una prospettiva politica” riassumibile con “più partigiani moriranno meno confusone ci sarà nell’avvenire”. Ma queste sei storie sono davvero ricche di spunti e narrate in modo vivido, così che probabilmente ogni lettore sarà colpito da aspetti diversi. Da leggere e da far leggere, quindi, soprattutto ai più giovani, soprattutto in un tempo in cui c’è “molta retorica della memoria ma poca conoscenza della storia”, come scrive ancora Severino Saccardi nella Presentazione.

Un ultimo appunto: il capitolo 7 consiste di un’utile “Sintesi cronologica della Resistenza in Italia e in Toscana”, che permette di localizzare i vari eventi sulla “linea del tempo”.

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