Studiare latino: una sfida per gli studenti con DSA

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Il latino non è in generale la disciplina più amata dagli studenti dei licei, ma per i ragazzi con DSA che si iscrivono a questo tipo di scuole il suo studio può rappresentare un vero e proprio scoglio. Da qui il tema conduttore del libro: il latino è accessibile agli studenti con DSA? Esistono alternative più efficaci della tradizionale lezione frontale e del metodo di insegnamento centrato sulla grammatica nel veicolare questa disciplina?

Il latino è considerato generalmente una lingua morta, eppure i testi classici comunicano messaggi oggi come al tempo in cui furono scritti. Appassionare lo studente a questa disciplina significa farlo parte attiva del suo percorso di apprendimento, lavorando sulla motivazione, in un approccio multidisciplinare fondato sull’acquisizione di competenze, passando dalla prospettiva del semplice “sapere” a quella del “saper fare”. In quest’ottica non esistono abilità separate: ogni azione interagisce con l’altra. Lo studio del latino si può intrecciare con quello di diverse discipline, come la storia e la storia dell’arte. Questo ci conduce al concetto di “compito autentico”, ovvero “un’attività o un insieme di attività che prevedono che gli studenti costruiscano attivamente il loro sapere, cioè che sappiano lavorare in contesti reali in cui possono usare le loro conoscenze, le loro capacità, la loro creatività per risolvere un problema della vita reale”. In questo senso anche il latino può tornare ad essere una “lingua viva”, utilizzata in un “compito autentico”, nella “vita reale”.

È in quest’ottica che il libro propone contributi di più esperti, ciascuno dei quali suggerisce possibili strategie attraverso le quali l’insegnamento delle lingue classiche può adattarsi allo stile cognitivo dello studente con DSA. Ciò che emerge, alla fine, è che non esiste la “strategia migliore”: esistono strategie didattiche e metodologiche più efficaci delle altre, che permettono di apprendere il latino in modo più facile, più vivo, e, perché no, divertente. 

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